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Il Foro Boario (latino:
Forum Boarium o Bovarium) era un'area dell'antica Roma lungo la riva
sinistra del fiume Tevere, tra Campidoglio e Aventino.
Lo
stesso nome era attribuito anche ad una piazza entro tale area, in
cui si teneva il mercato del bestiame. Nei suoi pressi era pure
presente una località dove venivano ammassate grandi quantità di
sale (le Salinae), provenienti dalla foce. I limiti dell'area erano
compresi tra il Circo Massimo a sud-est, il Velabro a nord est (al
confine si trovava il cosiddetto arco degli Argentari, una porta
monumentale di accesso all'area), il vicus Iugarius, alle pendici
del Campidoglio a nord, il Tevere a ovest e l'Aventino a sud. L'area
era divisa tra le regioni augustee VIII (Forum Romanum) e XI (Circus
Maximus).
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Si trattava dell'area di
mercato (emporio) della città arcaica, collocata nel punto in cui
confluivano i percorsi che percorrevano la valle del Tevere e quelli
tra Etruria e
Campania, i quali in origine superavano il fiume in corrispondenza
del guado dell'Isola Tiberina. Era frequentata da mercanti greci già
all'epoca della fondazione della città, alla metà dell'VIII secolo
a.C.. La riva del fiume costituiva il porto fluviale di Roma (portus
Tiberinus), che come tutta l'area, aperta agli stranieri, era
considerata esterna al perimetro della città e si trovava al di
fuori delle mura più antiche. Vi aveva sede un antichissimo
santuario, l'Ara massima di Ercole, dedicato ad una divinità locale
assimilata al Melqart fenicio e più tardi ad Ercole.
In età regia il guado venne sostituito dal ponte Sublicio, in legno,
ad opera di Anco Marzio. Sotto Servio Tullio, ad imitazione del
santuario rinvenuto nella città etrusca portuale di Pyrgi, nell'area
del Foro Boario venne sistemato un secondo grande santuario,
dedicato alla Fortuna e alla Mater
Matuta
(i cui resti sono stati rinvenuti negli scavi dell'area sacra di
Sant'Omobono.
L'emporio e il porto Tiberino restarono a lungo al di fuori del
perimetro cittadino, anche se la parte dell'area più lontana dal
fiume, venne inglobata nell'allargamento della cinta difensiva nel
IV secolo a.C. (cosiddette mura serviane), nella quale si apriva la
porta Trigemina. Vi si tenne nel 212 a.C. il primo combattimento
gladiatorio, in occasione dei giochi funebri in onore di Marco
Giunio Bruto Pera.
Nell'area era collocata una statua in bronzo dorato raffigurante un
toro, che ne costituiva il simbolo: la scultura proveniva dalla
conquista di Egina (ad opera del console Publio Sulpicio Galba
Massimo nel 210 a.C.).
Il Foro Boario, probabilmente a causa delle attività che vi si
svolgevano, era frequentemente oggetto di incendi: tra questi ci è
giunta notizia di quelli verificatisi negli anni 213, 203 e 196
a.C., mentre la vicinanza al Tevere lo rendeva inoltre
particolarmente soggetto alle alluvioni (363, 202, 193 e 192 a.C.).
Esistevano nell'area diversi edifici di culto: i già citati
antichissimi santuari dell'Ara Massima di Ercole e della Fortuna e
della Mater Matuta, il tempio di Portuno e il tempio di Ercole
Vincitore. A partire dal II
secolo a.C. le strutture portuali e le relative infrastrutture
furono spostate più a valle, sotto l'Aventino (Emporium), mentre
l'area viene progressivamente occupata da abitazioni private e
insulae. Le attività commerciali, tuttavia proseguivano e nel IV
secolo d.C. venne costruito il cosiddetto arco di Giano per
ospitarle.
Con il medioevo i templi di Portuno e di Ercole Vincitore vennero
trasformati in chiese e poco lontano sorse anche la chiesa di Santa
Maria in Cosmedin. Appunto nella cripta di quest'ultima chiesa è
stato riconosciuto il podio dell'Ara Massima di Ercole. |