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L' ETA' DI CESARE
Giulio Cesare, secondo
quanto ci tramanda Cicerone, aveva in progetto un rinnovo totale
dell'aspetto di Roma, con un grandioso piano regolatore che
prevedeva interventi in più zone, soprattutto in Campo Marzio e a
Trastevere. Era addirittura prevista una deviazione del Tevere, per
spianare le anse del Campo Marzio e unirlo con una parte dell'Ager
Vaticanus. La sua morte, avvenuta non lontano dal luogo dove oggi si
trova il teatro Argentina, non permise la realizzazione di questi
progetti, ma fece in tempo a distruggere il Comizio, ricostruire la
Curia, sede del Senato, creare una nuova piazza a suo nome, il Foro
di Cesare, una basilica e i nuovi rostri, definendo l'aspetto e il
nuovo orientamento del Foro repubblicano. Inoltre il Foro di Cesare
fece da esempio per i successivi sviluppi dei Fori imperiali.
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ETA' IMPERIALE ROMANA
Il maggiore sviluppo
urbanistico e monumentale si ebbe nell'età imperiale.
Roma Augustea
Con
Augusto la città venne
divisa in 14 regioni. Venne istituito il corpo dei vigiles, con
compiti di
vigili del fuoco e polizia urbana, e vennero delimitate
le rive e l'alveo del Tevere, con la creazione di nuovi acquedotti.
Si completarono alcuni degli interventi di Cesare e si avviarono
nuovi grandi progetti urbanistici, che sebbene non avessero la
grandiosità e la radicalità di quelli cesariani, si raccordarono
direttamente ad essi, a partire dalla costruzione di un nuovo Foro
di Augusto e dalla regolarizzazione della piazza del Foro Romano con
la costruzione del tempio del Divo Giulio e della basilica Giulia e
il rifacimento della basilica Emilia. L'antica sede della vita
politica cittadina diventava così una piazza monumentale acquistando
il suo aspetto definitivo.
Con l'aiuto di Agrippa, suo amico e consigliere, Augusto si occupò
anche della sistemazione del Campo Marzio, che si andò arricchendo
di edifici pubblici e monumenti. Nella zona più periferica venne
costruito il suo mausoleo al quale
erano inoltre simbolicamente
collegati un grande orologio solare, che usava un obelisco come
gnomone, e l'Ara Pacis. Le Terme di Agrippa furono le prime terme
pubbliche della città. Nell'area del Circo Flaminio venne costruito
il teatro dedicato al nipote Marcello, in prossimità del ricostruito
Portico di Ottavia, dedicato in nome della sorella Ottavia, madre di
Marcello, e del tempio di Apollo Sosiano. A queste opere va aggiunto
un teatro, le biblioteche aperte al pubblico e il restauro o la
costruzione di ben 82 santuari: Augusto affermò di aver trovato una
città di mattoni e di lasciarla di marmo.
I e II sec. d.C.
La monumenta lizzazione
della città proseguì sotto i successori di Augusto. Nel 64, sotto il
regno di Nerone uno spaventoso incendio quasi rase al suolo l'intera
città, distruggendo interamente tre delle zone augustee e
danneggiandone gravemente sette, lasciandone integre solo quattro.
Per favorire un'ordinata ricostruzione e impedire le condizioni che
favorivano il diffondersi degli incendi, venne emanato un nuovo
piano regolatore, attuato però solo in parte, come riporta Tacito,
tramite la realizzazione di strade più larghe, affiancate da
portici, senza pareti in comune tra gli edifici, di altezza limitata
e con un uso quasi bandito di materiali infiammabili, sostituiti da
pietra e mattoni. Approfittando della distruzione Nerone costruì la
sua Domus Aurea, che occupò gli spazi compresi tra Celio, Esquilino
(Oppio) e Palatino con un'enorme villa, segno tangibile delle mire
autocratiche dell'imperatore. Altri edifici pubblici neroniani
furono il mercato del Celio (Macellum Magnum) e le Terme di Nerone
del Campo Marzio, la cui pianta regolare e simmetrica fece da
modello per tutti gli edifici termali futuri, inaugurando la
tipologia di terme "imperiali".
Dopo la morte di Nerone, gli imperatori flavi, restituirono ad uso
pubblico parte degli spazi occupati dalla sua residenza, costruendo
le terme di Tito sul colle Oppio (forse adattate dalle terme private
di Nerone), restituendo il tempio del Divo Claudio, già trasformato
in ninfeo, e innalzando il
Colosseo, sul sito del lago artificiale
dei giardini. Venne tenuto per uso privato solo il breve settore
della Domus Titi. Sotto i flavi ebbero luogo altri incendi, come
l'incendio del Campidoglio del 69 e quello del Campo Marzio e
Campidoglio dell'80. La città venne ricostruita erigendo, tra
l'altro, il tempio della Pace (decorato dalle statue che Nerone
aveva raccolto in Grecia e in Asia Minore) e i palazzi imperiali sul
Palatino ("Domus Flavia" e "Domus Augustana"). Nel 73 Vespasiano e
Tito si presero una magistratura repubblicana ormai quasi
dimenticata, quella di censore, con l'obiettivo di ampliare pomerium
(il confine sacro della città) e iniziare una generale
ristrutturazione urbanistica. Domiziano proseguì l'opera dei suoi
predecessori, ricostruendo integralmente, dopo l'incendio dell'80 il
Campidoglio e il Campo Marzio. Tra i nuovi edifici fece costruire il
Foro Transitorio (poi inaugurato da Nerva, dal quale prese anche il
nome), l'arco di Tito il Tempio di Vespasiano e Tito, lo Stadio di
Domiziano, oggi ricalcato da
Piazza Navona, l'Odeon e il Divorum.
L'edificio più grandioso fu il nuovo palazzo sul Palatino, dimora
ufficiale degli imperatori fino alla fine dell'Impero. Sotto Traiano
si registrò la massima espansione dell'Impero romano e entro il II
secolo Roma raggiunse la massima espansione demografica.
L'imperatore completò la serie dei Fori Imperiali con la grande
piazza del Foro di Traiano (il foro imperiale più grande, che
dovette richiedere la distruzione di numerosi edifici tra Quirinale
e Campidoglio, come il venerando Atrium Libertatis), nel quale venne
collocata la celebre Colonna coclide e il contiguo complesso dei
Mercati di Traiano. Vennero inoltre costruite le terme sul colle
Oppio, le prime nelle quali si riscontra definitamente il tipo che
venne poi ripreso dalle terme di Caracalla e di Diocleziano.
Ad Adriano e Antonino Pio si deve il picco dell'attività edilizia.
Dal 123 si registra l'uso di indicare sul mattoni la data consolare,
segno di un'attività delle fornaci particolarmente intensa. Ad
Adriano e ai suoi immediati successori si devono il Pantheon nel suo
attuale aspetto e la costruzione di un Mausoleo, oggi trasformato in
Castel Sant'Angelo, il tempio di Adriano, inserito più tardi nel
palazzo della Borsa, il tempio di Antonino e Faustina nel Foro
Romano, la Colonna antonina, dedicata a Antonino Pio e Faustina. La
Villa Adriana fu una vera e propria reggia suburbana. Ma ancora più
importante fu la costruzione di interi quartieri con insulae a più
piani, come nella VII regione ad est della Via Lata: l'idea
dell'aspetto di queste zone si può avere dagli scavi di Ostia
antica, presso l'antico porto di Roma. Dopo l'incendio del 191,
sotto Commodo, iniziò una nuova fase di lavori, curati dalla
dinastia dei Severi: fu ricostruito il Tempio della Pace, gli Horrea
Piperiana, il Portico di Ottavia; si aggiunse un'ala al palazzo
imperiale sul Palatino, con una nuova facciata monumentale verso la
Via Appia, il Septizodium; furono innalzati l'arco di Settimio
Severo e le terme di Caracalla, l'edificio più imponente e tra i
meglio conservati della Roma imperiale. Sempre all'epoca di
Caracalla venne costruito quello che forse era il tempio più
grandioso della città, il Serapeo sul Quirinale. La pianta marmorea
incisa sotto Settimio Severo su un muro del Foro della Pace e in
parte pervenutaci ci dà una rappresentazione planimetrica della Roma
di quegli anni.
Crisi del III sec. d.C. e
periodo tardo-imperiale
Nel corso del III secolo,
quando per la grande crisi politica e militare gli imperatori non
furono quasi mai presenti nella capitale dell'impero, l'attività
edilizia rallentò fino ad arrestarsi quasi del tutto. Sintomo del
declino fu la fine dell'uso di bollare i mattoni con la data
consolare, dalla morte di Caracalla con una parentesi di
breve
ripresa durante il regno di Diocleziano. Tra gli edifici costruiti
nel II secolo ci furono il Tempio di Eliogabalo, sul Palatino, e il
Tempio del Sole nel Campo Marzio, voluto da Aureliano. L'opera più
importante fu tuttavia la costruzione delle mura Aureliane, chiara
testimonianza dei tempi, volute dall'imperatore Aureliano a partire
dal 272: dopo secoli infatti si temeva nuovamente per la sicurezza
della città, segno di una consapevole debolezza militare. Le mura
furono successivamente rialzate e rafforzate più volte fino a
raggiungere l'attuale e monumentale aspetto. Con la Tetrarchia si
ebbe una ripresa dell'attività edilizia, con la costruzione delle
terme di Diocleziano (le più grandi di sempre), della basilica e
della grande villa di Massenzio sulla via Appia. L'incendio di
Carino del 283, che aveva distrutto parte del centro cittadino, rese
necessaria una ricostruzione, alacremente intrapresa, con i restauri
al Foro di Cesare, alla Curia, al Tempio di Saturno, al teatro e ai
portici di Pompeo. Forse risalgono a quegli anni i cataloghi
Regionari, che contengono liste di edifici divisi per regione, dalla
funzione non chiara, ma utilissimi per conoscere lo stato della
città verso la fine del periodo antico. Massenzio fu l'ultimo
imperatore a scegliere la città come sua residenza e capitale, e fu
lui ad iniziare una delle ultime stagioni edilizie imperiali: oltre
alla già citata basilica, ricostruì il Tempio di Venere e Roma,
innalzò una nuova villa imperiale, un circo e un sepolcro per la sua
dinastia sulla Via Appia. Costantino sconfisse Massenzio, impresa
celebrata con la costruzione dell'arco di Costantino (315 o 325),
completò la costruzione della basilica nei Fori e iniziò altri
lavori come le Terme di Costantino, sul Quirinale. Presto però la
sua attenzione si rivolse alla creazione di edifici cristiani e,
soprattutto, decise poi di dedicarsi alla creazione di una nuova
capit ale monumentale, Costantinopoli. A Roma si continuarono a
innalzare monumenti e archi onorari per tutto il V secolo, come
l'arco di Graziano e Valente, quello di Teodosio, di Arcadio, di
Onorio e di Teodorico (405), dei quali oggi non resta però traccia.
Tra il 402 e il 405 vennero rifatte le porte nelle mura aureliane
con l'aggiunta di torri rotonde ancora oggi esistenti. Da questo
momento in poi le autorità urbane si limitarono a una semplice
conservazione e restauro degli edifici della Roma antica, i quali,
svuotati ormai di gran parte delle loro funzioni, andarono incontro
a un inesorabile declino, con molti di essi distrutti
volontariamente per usarne i materiali per nuovi edifici.
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