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IL TEVERE

 

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« Er barcarolo va controcorente / e quando canta l'eco s'arisente »
(Barcarolo romano, canzone popolare romanesca)

 

Il Tevere è il principale fiume dell'Italia centrale e peninsulare. È con 405 km di corso il terzo fiume italiano per lunghezza dopo il Po e l'Adige e in assoluto il secondo per ampiezza (17.375 km²) del bacino idrografico dopo il Po. Il Tevere risulta poi anche il 3° fiume italiano per volume di acque dopo Po e Ticino con quasi 240 m3/s di portata media annua alla foce.

L'antico toponimo del fiume era "Albula", per la tradizione in riferimento al colore chiaro delle sue acque che in realtà sono bionde. Un altro antico nome del Tevere è stato Rumon, di origine etrusca, da molti collegato al nome di Roma.

 

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Il nome attuale deriverebbe secondo la tradizione dal re latino Tiberino Silvio, che vi si sarebbe annegato. In realtà già gli Etruschi lo chiamavano Thybris o Tiberis.

La sorgente del fiume Tevere si trova sulle pendici del Monte Fumaiolo a 1.268 m s.l.m., sul lato che volge verso la Toscana, vicino alle Balze, frazione del comune di Verghereto (in Provincia di Forlì-Cesena). Fu Mussolini che nel 1927 spostò i confini regionali (confini che in effetti scendevano molto oltre il crinale verso la città di Forlì, dando luogo a quella che era chiamata la Romagna Toscana), affinché le sorgenti del Tevere fossero nel forlivese, cioè appunto nella sua provincia di origine, includendo il Monte Fumaiolo, che fino ad allora era in Toscana, nell'Emilia-Romagna.
Accanto alla sorgente, un rivoletto d'acqua limpidissima, negli anni trenta è stata posta un'antica colonna romana, sovrastata dall'aquila imperiale vòlta verso la capitale ed una scritta su una lapide di marmo ci ricorda che:

"Qui nasce il fiume sacro ai destini di Roma".

 

Il Tevere, fin dalla sua nascita, è stato l'anima di Roma, e il fatto che la città gli debba la propria stessa esistenza è descritto già dalla prima scena della leggenda di fondazione, con Romolo e Remo nella cesta che, arenati sotto il ficus ruminalis, succhiano il colare zuccherino dei frutti in attesa di una vera poppata.
Tutti gli insediamenti preromani il cui convergere diede luogo alla Roma storica "vedevano" il Tevere, ma dall'alto e non da vicino (si pensi ad Antemnae, ad esempio), per evidenti ragioni di difesa e perché il Tevere è sempre stato un fiume soggetto a piene improvvise.
Il punto in cui la pianura alluvionale era più sicuramente guadabile era l'Isola Tiberina, accanto alla quale (in quella zona che sarebbe poi divenuta il Foro romano a partire da un più modesto Foro boario) si localizzò in origine il punto di scambio tra le popolazioni etrusche che dominavano la riva destra (detta poi Ripa Veientana) e i villaggi del Latium vetus sulla riva sinistra (la Ripa Graeca). L'Isola era, inoltre, il punto fin dove le navi antiche, di basso pescaggio, potevano risalire direttamente dal mare. Poco a valle dell'Isola fu costruito (in legno, e tale rimase per diversi secoli) il primo ponte di Roma, il Ponte Sublicio. Per le popolazioni arcaiche erano così importanti, questo ponte e la sua manutenzione, che in relazione ad essi nacque il più antico e potente sacerdozio romano: il Pontifex. Il fiume stesso era considerato una divinità, personificata nel Pater Tiberinus: la sua festa annuale (le Tiberinalia) veniva celebrata l'8 dicembre, anniversario della fondazione del tempio del dio sull'Isola Tiberina ed era un rito di purificazione e propiziatorio.Progredendo l'interramento del fiume, le navi non poterono più arrivare come in epoca classica fino all'Emporio (sotto l'attuale rione di Testaccio), ma merci e passeggeri continuavano a giungere a Roma via fiume, col metodo dell'alaggio, cioè su chiatte o barconi che venivano rimorchiati dalla riva: la forza motrice per risalire il Tevere, che nei periodi di magra non offriva più di due metri e mezzo di pescaggio, era generalmente costituita da buoi ma anche, al bisogno, da uomini. Il sistema era ancora in uso a metà dell'800, quando i buoi vennero sostituiti da rimorchiatori a vapore, che trascinavano tre o quattro chiatte, come avveniva sulla Senna fino a non molti anni fa. Il porto dell'Emporio era stato abbandonato già in epoca medioevale, e il nuovo attracco si consolidò sulla riva destra (che era detta "Ripa Romea": era in effetti molto più comodo, per i pellegrini, sbarcare sulla riva dove era posto il Vaticano). Questo approdo era detto, per antonomasia, Ripa. Modificando il percorso delle mura a Porta Portese, il porto venne ricostruito nel 1642 un po' più a monte, all'interno della cinta daziaria, in corrispondenza dell'Ospizio di San Michele, e divenne il porto di "Ripa Grande", dedicato a merci e uomini in arrivo da Ostia. Sulla riva sinistra, a monte di Castel Sant'Angelo, venne costruito nel 1704 il porto di Ripetta, dedicato soprattutto al traffico con il retroterra umbro. Ebbe sede qui l'idrometro storico del Tevere, installato nel 1821, e che aveva come "zero idrometico" il settimo gradino della scalinata del porto stesso.Sul Tevere navigavano imbarcazioni di tutti i tipi (anche a vela: per discendere il fiume da Orte ci volevano tre giorni). Oltre alle chiatte trainate da rimorchiatori, alle barchette dei pescatori, c'erano anche piccole barche per trasbordare le persone da una riva all'altra: non si dimentichi che fino alla caduta dello Stato Pontificio i ponti cittadini sul Tevere erano soltanto 4: Ponte Mollo, il Ponte di Castello, Ponte Sisto e i due ponti attraverso l'Isola Tiberina - Ponte Cestio e il Ponte dei Quattro Capi. Per via fluviale, circumnavigando l'Italia dal lago Maggiore al Ticino, al Po, all'Adriatico e infine risalendo il Tevere fino ai piedi della basilica con un viaggio di quattro anni, arrivarono dalle cave di Baveno e Montorfano le 150 colonne monolitiche di marmo bianco del nuovo portico della Basilica di San Paolo fuori le mura. L'ultimo grande trasporto via fiume, su una chiatta di cemento appositamente costruita, fu quello effettuato nel 1929, dei marmi provenienti dalle Alpi Apuane e destinati all'obelisco del Foro Italico, fin dove risalirono, appunto, via fiume. Lo sviluppo del trasporto stradale e ferroviario, la costruzione nel tempo di ben 23 dighe di sbarramento lungo l'intero bacino e il progressivo interramento del basso corso del fiume hanno completamente annullato questo utilizzo (durato fin verso la metà dell'800), e ormai la navigazione fluviale si limita a fini sportivi (canottaggio) e turistici, con battelli che dalla fine degli anni 90 percorrono tratti del corso romano del fiume. A causa delle soglie costruite all'altezza dell'Isola Tiberina per regolare e armonizzare il flusso del fiume, la navigazione sul fiume è divisa in due tratte, una verso monte, dall'Isola a Ponte Risorgimento, l'altra verso il mare, da Ponte Marconi a Ostia Antica.
Va tenuto presente, quando si riflette sull'uso del Tevere, che attualmente sono 36, i soggetti pubblici che hanno titolo ad intervenire sul Tevere: il numero rende evidenti, da solo, le difficoltà che presenta ogni nuovo progetto d'uso o di intervento.

 

"Non senza motivo gli dei e gli uomini scelsero questo luogo per fondare la Città:

 colli oltremodo salubri, un fiume comodo attraverso il quale trasportare i prodotti dell'interno

e ricevere i rifornimenti marittimi; un luogo vicino al mare quanto basta per sfruttarne

le opportunità ma non esposto ai pericoli delle flotte straniere per l'eccessiva vicinanza

 al centro dell'Italia, adattissimo per l'incremento della città; la stessa grandezza di quest'ultima ne è la prova"

    

Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Tevere

 

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