Rione Sant'Eustachio Fontane di Roma Fontana davanti il Pantheon

Fontana del Pantheon. Nella prima metà del xv secolo la piazza antistante il Pantheon era deturpata da un incredibile groviglio di casupole che papa Eugenio IV, Condulmer, fece demolire per sistemarvi una pregevole conca di porfido che verso il 1520, durante il pontificato di Leone x, Medici, «fu sollevata su un elegante basamento istoriato appositamente scolpito». Nel 1662 essa venne trasferita sotto il portico e nel 1740 divenne preziosa sepoltura di Clemente XII, Corsini, nella cappella di famiglia in S. Giovanni in Laterano. Era affiancata da due leoni di basalto i quali, nel 1568, per ordine di Sisto V, Peretti, andarono ad ornare la mostra dell'Acqua Felice nell'attuale piazza S. Bernardo. Esisteva ancora la vasca porfirea presso il portico del Pantheon quando nel 1575 Gregorio XIII, Boncompagni, incaricò Giacomo Della Porta di erigere una fontana al Centro della piazza, proprio di fronte al celebre monumento di Agrippa. L'architetto fornì un elegante disegno: una conca mistilinea posta su tre gradini di travertino ornata da quattro gruppi ai maschere e delfini, realizzata da Leonardo Sormani, con al centro un balaustro con tazza sovrapposta da cui zampillava l'acqua. La fontana fu rimaneggiata dall'architetto Filippo Barigioni nel 1711 per volontà di papa Clemente XI, Albani, che vi fece togliere il fusto e il catino per sostituirli con la scogliera, realizzata da Francesco Pincellotti, sulla quale fu posto il piccolo obelisco di Ramesse II, alto sei metri, dissotterrato dall'Iseo Campense alla fine del XIV secolo e poi eretto nella vicina piazza S. Macuto. La base dell’obelisco venne ornata con quattro delfini, eseguiti dallo scultore romano Vincenzo Felici, che versavano dalla bocca abbondanti getti d'Acqua Vergine. Sull'obelisco spicca la stella gentilizia degli Albani. Nel 1804 la fontana fu fatta restaurare da Pio VII, Chiaramonti. Un secondo restauro venne eseguito nel 1874 e in tale occasione le quattro maschere cinquecentesche furono rimosse e depositate nei magazzini comunali per essere successivamente sistemate a Villa Borghese. Furono sostituite con copie eseguite da Luigi Amici. Nel 1928 fu eliminata la recinzione a colonne di bigio collegate con spranghe di ferro. Un altro restauro è stato effettuato nel 1974 a cura della Sovrintendenza ai Monumenti per consolidare l'obelisco che minacciava di crollare.

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