Porte di Roma Porta Latina la gabella per il transito

Le gabelle erano dei dazi pagati alle porte della città da coloro che trasportavano merci dal territorio rurale, sul quale Roma esercitava il proprio controllo e la cui massima estensione corrispondeva di solito con i confini della relativa circoscrizione ecclesiastica (diocesi). L’imposizione dei dazi pagati alle porte della città presumibilmente risale al 1217, quando i pontefici, in disaccordo col Comune di Roma, avevano ormai il controllo burocratico sulle gabelle di quasi tutte le porte della città. Già dal V secolo e forse fino al XV, si è usato cedere la riscossione del pedaggio per il transito delle merci dalle porte cittadine utilizzando l’istituto della concessione in appalto, o la vendita, a privati. I primi anni del XIII secolo, con bolla di papale di Onorio III le rendite delle gabelle riscosse a Porta Latina dovevano essere versate nelle casse della chiesa di San Tommaso in Formis. Dal registro della dogana per l'anno 1474 risulta che il prezzo per aggiudicarsi l'appalto di porta Latina e Appia era pari a fiorini 39, sollidi 31, den. 4 per semestre. Il prezzo non è altissimo e non eccessivo, se confrontato con il prezzo del 1532 quando  papa Clemente VII concede in appalto, a tal Innocenzo Mancini  la sola porta Latina, per fiorini 120, dieci salme di legna e dieci di fieno.



Certo che nel 1474 il traffico cittadino delle porte non doveva essere come nel 1532,  ma sicuramente sufficiente per poter assicurare un congruo guadagno al gabelliere. Guadagno che era regolamentato da precise tabelle che riguardavano la tariffa di ogni tipo di merce, ma che era abbondantemente arrotondato da abusi di vario genere, a giudicare dalla quantità di grida, editti e minacce che venivano emessi. 

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