Porte di Roma Porta Maggiore Restauri di Gregorio XVI

Furono in quest'occasione disseppelliti i lati e la facciata del Panarium sottostante, e si poté rileggerne buona parte delle iscrizioni prima che fosse interamente portato alla luce nel 1838. Gli ingressi della via Prenestina e della Labicana rimangono poi pressoché immutati fino al 1838, quando per volere di Gregorio XVI sono abbattute le grandi strutture delle porte per riportare alla luce quella più antica dell'acquedotto di Claudio. A memoria di tutto quello che era stato demolito egli fa conservare i travertini della Prenestina contenenti l'epigrafe di Onorio e le finestre d'avvistamento superiori per murarli nella parete occidentale del piazzale esterno.



Fa poi disegnare sul piano stradale la pianta delle porte demolite utilizzando pietrame di diverso colore per renderle evidenti. Dentro i due antichi fornici, a simbolo di un ricordo, vuole eretti due piccoli archi entro un basso muro coronato da merli. Dalle demolizioni della torre rotonda viene definitivamente alla luce il «Panarium di Eurisace», il singolare monumento sepolcrale di Marco Virgilio Eurisace e di sua moglie Atinia.

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