Roma Antica Scavi di Pompei Regio VII numero di mappa 14 Lupanare

Lupanari (dal latino lupa = prostituta da cui il termine lupanar termine per indicare i bordelli), durante gli scavi ne sono stati individuati circa 25 di vari tipi, su una popolazione di circa 8000 abitanti. La prostituzione a Pompei era molto diffusa veniva praticata da giovani vergini, libere o schiave, o da sacerdotesse chiamate lupe, era esercitata nei lupanari ma anche nelle osterie. Il bordello rinvenuto nella Regio VII, era composto di 10 piccoli ambienti con letti in muratura che venivano ricoperti da materassi. Era a due piani, al primo piano vi erano le abitazioni del proprietario e dalle meretrici (dal latino meretrices -guadagnare), in quello inferiore cinque camere tutte fornite di un letto. Sulle pareti del corridoio centrale quadretti con raffigurazioni erotiche, mentre sulle porte delle celle sono illustrate scene di accoppiamenti che pubblicizzavano la "specialità" della prostituta di turno. Per attirare la clientela nel bordello il proprietario aveva realizzato una chiara segnaletica, incidendo falli sul basolato o su pietre inserite sulle facciate delle case, ciò consentiva il facile raggiungimento della casa di piacere.

 

La maggior parte dei bordelli erano una sorta di piccole aziende dove il padrone faceva lavorare due o tre schiave come prostitute, oppure ricavava reddito con l'affitto della cella a donne libere. L'ambiente era spesso sporco e affumicato dal fumo delle lanterne. Il lupanare era gestito da un lenone, proprietario delle prostitute, da lui comprate come schiave, soprattutto in oriente, al prezzo medio di 600 sesterzi. Le tariffe praticate dalle prostitute variavano da 2 a 16 assi ( 2 assi, era il costo di una bevuta di vino). 

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