Roma Antica Scavi di Pompei Regio VIII numero di mappa 18 Teatro Grande

Il Teatro Grande fu edificato in età sannitica utilizzando la tecnica ellenistica che sfruttava il declivio naturale della collina per la costruzione della cavea. Profondamente restaurato secondo il gusto romano quando la città di Pompei divenne una colonia romana, fu ampliato e restaurato in età augustea a spese dei fratelli Holconi, una ricca famiglia di viticoltori di Pompei; tale evento è ricordato con una targa che riporta la scritta: «Marcus Holconius Rufus e Marcus Holconius Celer ricostruirono a proprie spese il sottopassaggio coperto, i palchetti e tutta la gradinata». La parte riservata al pubblico era la cavea e poteva accogliere circa cinquemila spettatori; questa è divisa in tre parti: l'ima cavea, rivestita in marmo, era riservata ai rappresentanti della classe sociale più alta: Edili, Pretori; la media cavea, la più ampia e la meglio disposta per la visione dello spettacolo, era destinata ai cittadini dei ceti agiati; la summa cavea, la parte più alta era destinata alla plebe e le donne. Sulla sommità della gradinata erano inseriti degli anelli in pietra per sostenere i pali ai quali era fissato il telone che copriva il teatro per proteggere gli spettatori dai raggi solari.



Nel teatro vi si rappresentavano le opere classiche del teatro greco, commedie di Plauto e Terenzio. Spesso venivano rappresentate le Atellanae, un genere di commedia dai toni farseschi, originariamente in dialetto osco (lingua dei Sanniti), in cui si rideva, rappresentando scene familiari di amori, corna, scherzi. Lo spettacolo più amato era il mimo, e cioè la rappresentazione di zuffe, amori e truffe, rappresentate però da attori senza maschera, ma anche da attrici che non esitavano a togliersi gli abiti esibendosi in veri e propri spogliarelli molto apprezzati dal pubblico.

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