Chiese di Roma Rione Sant’Eustachio Chiesa di Sant’Ivo la storia

Lo Studium Urbis fu istituita da papa Bonifacio VIII nel 1303 con sede in Trastevere. Nel 1497 papa Alessandro VI fece costruire in via dei Sediari un palazzo per accogliere l’università di Roma. L’architetto Pirro Ligorio nel 1565, su commissione di papa Pio IV, progettò l’ampliamento e la ricostruzione, dell’università  e diede inizio all’edificazione di un complesso di quattro edifici con cortile centrale a doppia esedra, incorniciato da portici a due piani, con annessa chiesa e cupola. I lavori subirono un fermo e ripresero sotto la direzione di Giacomo della Porta, nel 157 che demolì un’esedra e fece in modo che un corridoio conducesse direttamente alla chiesa dell’Università, che diventò il centro formale del complesso. Nel 1632 fu necessario un ulteriore rifacimento del palazzo e papa Urbano VIII nominò direttore dei lavori Francesco Borromini, che terminò il palazzo e costruì la chiesa universitaria di Sant’Ivo. La chiesa assunse il nome del santo bretone Ivo, perché gli avvocati concistoriali che ne avevano patrocinato la costruzione vollero che fosse dedicata al loro protettore. Nel 1659-60 il Borromini su incarico di papa Alessandro VII, eresse anche la Biblioteca Alessandrina. La chiesa fu chiusa nel 1870, fu ridotta a magazzino della Biblioteca Alessandrina, finché venne restaurata nel 1926, riconsacrata e riaperta al pubblico.

il cortile

l’interno

la cupola 

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