Palazzi di Roma Palazzo Altemps Museo Nazionale Romano piano 2° Chiesa di Sant’Aniceto




Il duca Giovanni Angelo, nipote del cardinale Marco Sittico, aveva ricevuto in dono dal cardinale Aldobrandini, suo tutore - salito al soglio pontificio col nome di Clemente VIII -, le preziose reliquie di Sant’Aniceto, tratte dalle catacombe di S. Callisto, che era stato papa dal 155 al 166 d. C. Per onorare degnamente la donazione ricevuta si decise, tra il 1603 e il 1617, di trasformare la cappellina di famiglia in una vera e propria chiesa, dotata persino di cupola e di sacrestia. La chiesa, straordinariamente ricca, e completamente affrescata con dipinti con le Storie di Sant’Aniceto (il ciclo maggiore, nella navata, è dovuto ad Antonio Circignani detto il Pomarancio); fu lo stesso Giovanni Angelo a suggerire il tema iconografico: un’allegoria delle sue vicende familiari. Giovanni Angelo era nato orfano poiché il padre, Roberto Altemps, era stato condannato alla pena capitale per adulterio da papa Sisto V. La famiglia considerava questa sentenza iniqua e mentre Marco Sittico, padre della vittima, per ricordare le suppliche inascoltate, si dedicò al culto della Clemenza, il figlio, Giovanni Angelo appunto, modificò le vicende della vita del santo, inventandone il martirio per decapitazione illustrato nelle pitture della chiesa di palazzo. Sopra la cornice di raccordo con la volta a botte si svolge una singolare processione: alcuni angeli bambini portano le palme e gli strumenti del martirio; la volta è decorata da Polidoro Mariottini con la gloria di Sant’Aniceto circondato da una schiera di angioletti che portano la croce, la spada, le chiavi pontificali e quattro nastri iscritti in oro. Qui, nel 1883, Gabriele d'Annunzio sposò Maria Altemps, l'ultima discendente del ducato di Gallese.

 

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