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La statua, denominata Venus Felix, presenta alla base la particolarità dell’iscrizione che indica la finalità votiva. Nel caso specifico l'iscrizione attesterebbe che la statua è stata dedicata a Venus Felix da Sallustia, una matrona romana il cui ritratto è databile al II secolo d.C., e da Helpidius, verosimilmente uno dei suoi figli, il quale accanto nelle vesti di Eros, le porge forse uno specchio, l'opera rievoca un grande capolavoro: l'Afrodite Cnidia dello scultore greco Prassitele. Durante la guerra di Troia la dea dell’amore, Venere, aiutò suo figlio Enea a fuggire da Troia in fiamme, con il padre Anchise e soprattutto il figlioletto Ascanio Iulio, per cercare una nuova patria. Ascanio Iulio fonderà Alba Longa nel Lazio, dalla cui stirpe regale nascerà re Numitore, quindi la di lui figlia Rea Silvia che, fecondata da Marte, partorirà i gemelli Romolo e Remo, il primo dei quali fondatore di Roma. Per questo Roma ebbe un culto particolare tributato ad Afrodite-Venere: ella passava per essere l'antenata della famiglia degli Iulii. Uno dei grandi esponenti della famiglia degli Iulii fu l'imperatore Cesare Augusto. Così papa Giulio II, giocando sul proprio nome Iulius, si pose in continuità conla Gens Iulia, la famiglia appunto di Cesare e di Augusto, per annunciare un nuovo secolo d'oro perla Romacristiana, così come Augusto aveva annunciato l'inizio di una nuova era per lo stato Romano. La statua faceva parte del primitivo nucleo della collezione di Giulio II: occupava infatti con l'Apollo e il Laocoonte il lato principale del Giardino del Belvedere.

 

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