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Agostino Chigi aveva vissuto in una casa in via dei Banchi con la giovane moglie Margherita Saracini, morta nel 1508 senza avergli dato figli. Poi aveva intrecciato una relazione con una cortigiana, Imperia, famosa per la sua bellezza e la sua cultura, che gli diede la figlia Lucrezia. Nel 1511, recatosi a Venezia, vi conobbe una fanciulla di umili origini, Francesca Ordeaschi, e visse con lei "more uxorio" fino al 1519, in questo anno volle regolarizzare la sua posizione con una solenne cerimonia di nozze. Impegnò Raffaello alla decorazione degli ambienti ancora disadorni del piano terreno, dove era intenzionato a creare una cornice così grandiosa da stupire gli ospiti che sarebbero intervenuti alla cerimonia. Raffaello preparò i cartoni per affrescare la volta con pitture relative alla favola di Psiche, tratta dall'«Asino d'Oro» di Apuleio, realizzati quasi interamente dagli allievi Giulio Romano, Giovanni Francesco Penni, Raffaellino del Colle e Giovanni da Udine (autore dei festoni), compiuti nel 1517 e ripassati da Carlo Maratta nel 1693-94. Al centro del complesso sistema figurativo, Il concilio degli Dei e Il convito nuziale, entro finti arazzi tesi tra festoni; nei peducci, vari episodi della favola; nelle vele delle lunette, geni con gli attributi delle varie divinità.  

 

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