Palazzi di Roma Palazzo Barberini

Questa grandiosa costruzione fu realizzata sulla vecchia vigna Sforza, creata nel 1549 dal cardinale Pio da Carpi, che comprendeva un palazzetto e antichi edifici classici, tra i quali il tempio della dea Flora. Il cardinale Francesco Barberini acquistò nel 1625 il palazzo dagli Sforza; il progetto iniziale del palazzo si deve a Carlo Maderno, che ideò dapprima una costruzione quadrangolare, inglobante il preesistente complesso, secondo lo schema classico del palazzo rinascimentale. Alla sua costruzione hanno dato il meglio di se stessi Carlo Maderno, Francesco Borromini, Gian Lorenzo Bernini e Pietro da Cortona. Il tutto fu compiuto, dal 1623 al 1633, per i ricchi Barberini, nipoti del papa Urbano VIII, che fecero ancor più fortuna a Roma. Per abbattere la spese per la costruzione del palazzo i Barberini non si fecero scrupolo di estrarre pietre, tegole dal Colosseo e dal Pantheon; il papa prese le travi bronzee dell'atrio dello stesso Pantheon per fondervi cannoni. Questi att attirarono loro il noto epigramma di Pasquino: «Quod non fecerunt Barbari, fecerunt Barberini» (quel che non fecero i barbari l'han fatto i Barberini). I lavori per la fontana di Trevi spinsero il papa a tassare il vino; e il Pasquino solito disse: «Poiché Urbano di tasse aggravò il vino,/ ricrea con l'acqua il popol di Quirino». E il popolo romano? Veniva consolato con grandi spettacoli che facevano dimenticare le tasse: fuochi d'artificio e spettacoli al teatro e allo sferisterio annessi al palazzo stesso. Dopo il 1633, quando appunto finì la costruzione, le stanze del palazzo avranno forse sentito le molteplici richieste con le quali i parenti vicini e lontani sollecitavano il papa così ben disposto al nepotismo! Il nipote Francesco, cardinale a 26 anni, ebbe favori e ricchezze; un altro nipote, Antonio, anch'esso cardinale a 19 anni, tenne nel palazzo riunioni colte alternate a feste scandalose; Taddeo (altro nipote) fu sommerso dai privilegi «populi» (le entrate derivanti dalle riscossioni delle tasse pagate dal popolo) e fu in grado di acquistare enormi proprietà immobiliari in vari paesi. Alla morte di Urbano VIII gli eredi furono accusati di peculato dal nuovo papa Innocenzo X e ripararono in Francia; il palazzo venne confiscato dalla Santa Sede e fu restituito ai Barberini solo nel 1653, al loro ritorno da un forzato esilio di sette anni.