Chiese di Roma Rione Campo Marzio Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso

La chiesa dei Ss. Ambrogio e Carlo al Corso è uno dei più rappresentativi monumenti dell'arte barocca romana. Fu edificata sul luogo della chiesetta di S. Nicola de Tofo (sec. X), concessa nel 1471 dal pontefice Sisto IV alla Nazione Lombarda con la facoltà di costituire una confraternita ed erigere un ospedale sotto la protezione di S. Ambrogio. Abbattuta l'antica chiesa, tra il 1513 e il 1520 si procedette alla costruzione del nuovo tempio dedicato a S. Ambrogio, poi decorato con affreschi di Baldassarre Peruzzi, Perin del Vaga, Taddeo Zuccari. Fu dopo la canonizzazione di Carlo Borromeo (1610) che, su iniziativa del cardinal protettore della confraternita, Paolo Camillo Sfondrati, si intraprese nel 1612 la costruzione, contigua all'oratorio cinquecentesco, di una maestosa chiesa dedicata ai SS. Ambrogio e Carlo; in quello stesso anno, papa Paolo V elevava il pio sodalizio lombardo al rango di Arciconfraternita. Le complesse fasi della fabbrica, che si protrasse fino al 1685, videro avvicendarsi alla direzione dei lavori tre grandi architetti: Onorio Longhi, il responsabile della pianta a tre navate con deambulatorio intorno all'alar maggiore, schema tipico dell'architettura gotica lombarda e inconsueto a Roma (1612-1619); Martino Longhi il Giovane (figlio di Onorio) (1640 -1657); Pietro da Cortona (1662-1669). A quest'ultimo si deve la splendida realizzazione del transetto con la tribuna e la cupola, una delle maggiori della città. La tribuna su piazza Augusto imperatore ha assunto una fisionomia diversa dalle origini, quando intorno alla chiesa gravitava un intero quartiere, demolito tra il 1934 e il 1940 per l'isolamento del mausoleo di Augusto nella piazza. Ai lati della tribuna due statue gigantesche dei santi Ambrogio e Carlo, opera rispettivamente di Arturo Dazzi e Attilio Selva. La singolare facciata, costruita nel 1682-84, su disegno del cardinale Luigi Alessandro Omodei, per la cui realizzazione vennero incaricati alcuni prelati: fra' Mario da Canepina e Giovan Battista Menicucci, è tripartita da un ordine gigante corinzio, a paraste laterali e semi colonne al centro, con trabeazione e timpano spezzati e di forte aggetto. La stupenda cupola (la visuale migliore è da piazza Augusto Imperatore) si qualifica soprattutto per il tamburo, aperto da finestre e plasmato da pilastri e colonne libere. Durante la realizzazione della facciata si lavorò anche alla sistemazione della piazzetta antistante la chiesa e del fronte dei palazzi laterali, completati nel 1685 dopo l'abbattimento dell'oratorio di S. Ambrogio (1682); la gradinata davanti all'ingresso venne terminata nel 1689.