Chiese di Roma Rione Pigna Chiesa di Santa Maria sopra Minerva

Venne eretta sulle rovine di un tempio pagano, risalente al 62 a.C., il Tempio era della dea Minerva Calcidica, nei pressi dell'Iseo Campense, e da qui il soprannome. Le sue origini, in una forma ridotta, risalgono circa all'anno 745, sotto il pontificato di papa Zaccaria, che affidò la chiesa ad alcune monache greche fuggite dall'oriente. Intorno al 1266 la chiesa fu concessa ai Domenicani (che ancora oggi occupano il convento annesso) ed a partire dal 1280 se ne iniziò una radicale ricostruzione. Artefici di questi lavori furono i frati Ristoro da Campi e frate Sisto Fiorentino, i due monaci che progettarono la basilica di S. Maria Novella a Firenze. È l'unica chiesa di struttura integralmente gotica esistente a Roma: ricorda un poco, ma in forme più appesantite e meno eleganti, le grandi chiese del gotico fiorentino. I lavori procedettero a rilento nonostante la donazione del papa Bonifacio VIII, e successivamente si arrestarono definitivamente a causa del trasferimento della Santa Sede ad Avignone, in Francia. Per oltre un secolo i lavori procedettero con lunghissime pause. Verso la metà del '400 intervennero Francesco Orsini (Prefetto di Roma) che fece terminare la facciata e la navata destra, mentre il cardinale Giovanni Torquemada fece coprire a volta la navata centrale (prima a capriate) riducendone l'altezza. Nell’anno 1536, Giuliano da Sangallo apportò cambiamenti alla zona del coro, mentre nel '600 Carlo Maderno ingrandì l'abside, rese a sesto pieno l'arco trionfale, rivestì l'interno con decorazioni barocche e modificò la facciata. Nel 1848-55 padre Girolamo Bianchedi eseguì l'infelice ripristino delle forme gotiche dell'interno. Sulla parte destra della facciata si possono confrontare alcuni indicatori del livello del fiume Tevere, posti nei secoli in occasione di alluvioni. Il più antico risale al 1422, durante il pontificato di Martino V, mentre quello indicante il livello più alto raggiunto risale al gennaio 1548; il più recente è del dicembre 1870. La piazza antistante la chiesa è dominata al centro da un obelisco posto su una singolare scultura che rappresenta un elefante, noto come Pulcin della Minerva. L'obelisco egizio di granito rosa del VI sec. a.C. proviene dall'antico tempio di Domiziano situato a pressappoco dove si trova l'abside della chiesa. Nel 1667 fu montato sull'elefante marmoreo ideato dal Bernini e scolpito da Ercole Ferrata, su un piedistallo che reca lo stemma di papa Alessandro VII (1655-1667). Claudio Rendina e D. Paradisi sul loro libro “Le Strade di Roma” narrano una gustosa vicenda sull'obelisco posto al centra della piazza della Minerva: “C'è poi un fatto di cronaca contemporanea legato a questo obelisco. Nel 1946 un buontempone "vendette" ad un ufficiale americano delle truppe d'occupazione il "pulcino" con basamento ed obelisco ed una bella mattina si videro arrivare squadre di soldati con un grosso camion, che si accinsero a smontare il tutto per trasportarlo in America. Il portiere del palazzo di fronte, incuriosito andò a chiedere spiegazioni e tutto l'imbroglio venne alla luce; naturalmente, il "pulcino" rimase dov'è, fra le proteste altissime dell'alto ufficiale truffato.”